il dubbio di San Tommaso

19 aprile 2020 
II DOMENICA DI PASQUA
Giovanni 20, 19-31

1. Amare per credere…

«Se la paura può entrare nel cuore dell’uomo, è unicamente perché vi trova un punto di appoggio. Non serve perciò chiudere le porte. La paura entra nel profondo se si è ricattabili, se qualcosa ci importa più di Gesù. Ora so che il Signore è risorto, non c’è più ragione di avere paura. Perfino la morte è vinta: di che cosa avere paura? 

Per farsi riconoscere il Risorto sceglie i segni della crocifissione: il fianco e le mani trafitte. La risurrezione non fa dimenticare la Croce, la trasfigura. Le tracce della crocifissione sono ancora visibili, perché sono proprio loro a mostrare l’identità del Risorto e a indicare la strada che il discepolo deve percorrere per raggiungerlo. La pace di Gesù non promette di eliminare la Croce – né nella vita del cristiano né nella storia del mondo – ma rende certi della sua vittoria: “Io ho vinto il mondo”». (B. Maggioni, Al pozzo della Parola).

2. Tommaso siamo anche noi!

Tommaso non è presente la sera del giorno della risurrezione e non sa accettare la testimonianza degli altri apostoli che gli dicono di aver visto il Signore. È la nostra condizione: noi non siamo vissuti con Gesù, non c’eravamo quando l’hanno crocifisso nella carne, non lo abbiamo incontrato risorto; né visto con gli occhi, né toccato con le mani. 

Eppure – ci dice Gesù – siamo beati, se – senza vedere e senza toccare – crediamo. Siamo beati, se non pretendiamo la constatazione fisica, materiale, ma, accogliendo il dono dello Spirito Santo, lasciamo che i nostri sensi vengano trasfigurati, spiritualizzati. Allora vediamo con gli occhi della fede e tocchiamo con le mani della fede, ossia accettiamo la testimonianza di chi ha visto, di chi è vissuto con Gesù. La Chiesa crede sulla testimonianza degli apostoli.

3 Credere è affidarsi a Qualcuno 

La fede nella risurrezione non toglie lo “scandalo” della croce; la parola della croce rimane stoltezza per il mondo, per quel mondo che tutti ci portiamo dentro. Il mondo di oggi è ancora così incredulo… Quanti ridono davanti all’affermazione che Cristo è risorto e che noi risorgeremo! La parola della risurrezione è difficile da accogliere, da comprendere, se noi mettiamo davanti la nostra ragione e i nostri sensi, se non “ci convertiamo”. La fede fa veramente vedere l’invisibile, ma chiede di affidarsi, di diventare veramente umili.

4. Fede e ragione in dialogo per credere, ossia per amare

Dobbiamo considerare la nostra chiamata alla fede come un dono immenso, gratuito, da accogliere con un cuore da bambini, che si sanno affidare. Sostanzialmente si tratta di credere all’amore. Quante cose nella logica dell’amore sono illogiche secondo la ragione! Non sono opposte alla ragione, ma la superano così tanto da farle ‘perdere il controllo’. Fede e ragione non si oppongono l’una all’altra, ma la fede trascende la ragione e la può illuminare, così come anch’essa può essere resa più salda dalla ragione. C’è tra loro una reciproca dipendenza. Il Signore illumina la mente e il cuore insieme; il cuore e la mente devono essere uniti e completarsi nella conoscenza di Dio. 

«Non si può credere senza amare e non si può amare senza credere. Questo vale anche sul piano umano. Se non mi fido di una persona e non le do credito, non riesco ad amarla. Se invece la amo, riesco anche a credere a quella persona, a conoscere la sua realtà profonda, perché si conosce veram. quando il cuore e la mente si uniscono e si lasciano illuminare dallo Spirito Santo che è Sapienza divina, Amore» (Anna Maria Canopi).

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