RICONOSCERE L’ATTESO – nutrimento e ingordigia

In verità
nutre l’anima
solo ciò che la rallegra
(Agostino, Confessioni, Libro XIII,27).

E’ domenica gastronomica quella che la liturgia ci offre. Come a dire che tutto interessa a Colui che è venuto. Anche il cibo. Uno dei bisogni primari per l’uomo. A Lui interessa il nostro bisogno.

Anzi, Egli viene con pretesa di essere Lui stesso nutrimento. Viene, paradigma di cibo; in una mangiatoia a dire che il destino Suo è quello di sfamare.

Se a Cana Egli si manifesta nel vino, ora è il pane ad essere simbolo di Altro.

E’ manifestazione nel pane; Lui stesso “cibo spirituale” (1Cor 10,3b). E’ Epifania di Eucaristia; Natale di Eucaristia; suo anticipo, sua manifestazione. Epifania nel bisogno.

L’Atteso è attento ai bisogni dell’umanità: “vide una grade folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati” (Mt 14,14). Scorge, poiché realmente conosce, il desiderio più profondo nel cuore di uomo. Ebbe compassione. Si impietosì. Patisce con la folla. Avverte il vuoto. Ne prova dolore. Il loro stesso dolore. Ha compassione; patisce con loro, come loro.

Avverte il bisogno primario che abbiamo nel profondo del cuore; bisogno di felicità, di realizzazione piena, vera; autentica. Per questo si manifesta nella taumaturgia; è segno che rimanda ad altro; ad un Altro.

L’Apostolo, però, avverte di “non desiderare cose cattive” (1Cor 10,6a) come avvenne nel deserto.

Anche lì, nel luogo più infausto e terribile – elevato a luogo di Rivelazione – affiora la domanda: “chi ci darà carne da mangiare?” (Nm 11,4b). Il popolo è preso da “grande bramosia” (Nm 11,4); la stessa della folla che segue l’Atteso. E’ brama, non di incontro ma di possessione. AverLo, trattenerLo è desiderio sfrenato di conquista; ingordigia del Divino e del materiale. E’ brama dei sensi.

Nel deserto la gente polemizza: “i nostri occhi non vedono altro che questa manna” (Nm 11,6b); il miracolo più non basta. Polemizza mal “ricordando” (Nm 11,5a) la condizione servile con nostalgia: “stavamo così bene in Egitto!” (Nm 11,18b). Pura follia di chi non comprende ciò che ha davanti; ciò che si è manifestato. Chi è Colui che viene.

Giungono le quaglie, risposta ad un capriccio – “mangerete carne, perché avete pianto” (Nm 11,18a). Giunge la carne fino a che “vi esca dalle narici e vi venga a nausea” (Nm 11,20a). La loro bramosia viene così spenta dalla quantità. La brama del proprio egoismo produce vomito.

E’ quantità destinata allo spreco, allo scarto. La loro bramosia nasconde un bisogno più profondo; un desiderio più innato. Il popolo è immagine di consumismo; più abbiamo e più vorremmo. Mai saremo in grado di essere felici finché non giunge un Altro che placa la fame; che sappia placare i sensi.

A quella folla, oggetto della Sua compassione, “sul far della sera” (Mt 14,15a) brontola lo stomaco. Ha ottenuto il miracolo; ora vuole mangiare. E Lui, placatore di fami, compie un anticipo eucaristico con “cinque pani e due pesci” (Mt 14,17b). A Lui bastano.

E’ anticipo di Eucaristia; solamente Lui è risposta alla sete di Infinito che abbiamo dentro. Lui solo è Carne che nutre; Pane offerto. “Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati” (Mt 14,20a). I sensi che tendevano alla brama sono ora sazi.

L’ingordigia viene contenuta; l’avanzo salvato, riutilizzato. La brama del proprio io scomposta.

Questa Sua Epifania è economia domestica; economia del Sacro. Ci insegna l’arte del riciclo e della misura; la Sua è ecologia dell’umano, attenzione al consumo.

Perché la vera felicità non sta nella brama ma nell’essere saziati da un Altro da noi.

Alessandro

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