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NOSTALGHIA – ultimatum

Hai voluto, Padre, conoscessi fino in fondo

il malvolere degli uomini, vedessi

il loro disamore crescere in odio e in avversione.

E infatti non lo conoscevo abbastanza.

La perfidia covava in segreto più cruente brame.

La canea mi oltraggia, mi insulta, mi deride

però non può impedire

al lamento dei pietosi di arrivarmi: è flebile,

ma giunge fino a te se volessi dargli ascolto.

Ma la tua volontà è imperscrutabile.

(Mario Luzi)

Ore ultime di una notte animata. Notte di anime. Notte di dramma.

Il Tuo dramma volge all’atto ultimo. Non puoi più tornare indietro. Notte di un’Anima.

Hai a mente la rivolta di Giona. Lui si incamminò “lontano dal Signore” (Gn 1,3). Tu non vuoi. Non puoi. Tua missione è obbedienza al Padre. Questa Ti costò cara.

Hai fame di Pasqua. La vuoi mangiare con i Tuoi.

Fervono i preparativi.

Fu una cena diversa dal rito solito. I Tuoi sono interdetti, stupiti; sconvolti. Non hanno in cuore il ricordo del Mar Rosso. Sentono che qualcosa di diverso sta per avvenire.

Il pasto è reso indigesto da un annuncio: “uno di voi mi tradirà” (Mt 26,21b). Crea imbarazzo, dubbio; senso di colpa. “Sono forse io?” (Mt 26,22b). In verità sentisti che tutti Ti avrebbero tradito; anche solo con l’assenza. Temere è già tradire un affetto.

Nel pasto osi cambiare il rito. Non più quella Pasqua. Ma la Tua. Cambi orazione sulle specie. Divieni Tu stesso offerta versata; la tavola adibita a solenne altare, anticipo di Croce. Altare e vittima coincidono.

Tu diventi pane e vino; essi trasformati, cambiati nella sostanza.

Questo è il mio corpo. Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue” (1Cor 11,24b.25a).

Parole perpetuate nei secoli a venire. Il ripeterle Ti rende presente; da quell’ora in poi. In ogni dove e tempo. Sono garanzia della Tua contemporaneità.

Prima di consegnarti nelle mani dei nemici, Ti doni attorno alla mensa ai Tuoi amici.

Mistero della tovaglia, inspiegabile alla ragione. Di una cena ultima che diverrà sempre più prima. La Pasqua che volevi mangiare sei Tu stesso reso edibile. Quella cena diverrà legame inviolabile con la terra; “ogni volta” (1Cor 11,26a).

Scegli la fragilità del pane e del vino formati dal peso della macina. Il grano e l’uva sono spremuti per ottenere farina e succo. La loro sola rottura li rende usufruibili.

Così Tu vai al Getsèmani – il frantoio – per la spremitura a freddo. Sai che Tuo destino è quello dell’oliva.

Provi il peso della tristezza – della nostalgia. La morte Ti angoscia; il finale Ti impaurisce. Qui Tu provasti, più che altrove, la fragilità dell’uomo. Qui impari ad esserlo fino in fondo.

Uomo maltrattato e arrestato. Accusato e infamato. Ora alta di prova ultima. La definitiva.

E ti rivolgi al Padre: “si compia la tua volontà” (Mt 26,42b). L’avevi insegnato a pregare ai Tuoi. Ora sono parole pesanti; dure. Difficili da pronunciare.

Ti rivolgi all’origine perché la sai affidabile. Volontà Altra è il Tuo essere.

Alessandro

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