Ugolino da Siena | Ultima Cena

Rimanete nel mio amore

8 maggio 2022
IV DI PASQUA (C)
Giovanni 15,9-17

Riflessione a cura di don Erminio Villa

1. Un dono… permanente

Un testo ricchissimo che fa parte, anch’esso, del lungo discorso di congedo, in quell’ultima sera, che il Maestro trascorse coi suoi, prima di consegnarsi alla morte. Un discorso, tutto sull’amore, e che molti esegeti considerano il “testamento” stesso di Gesù, la consegna da lui fatta ai discepoli, assieme all’Eucarestia, sigillo permanente dell’amore, totalmente dato, sino al limite estremo: “Rimanete nel mio amore“.

È l’esortazione a dimorare in Lui; non ci sono più immagini, né simboli ad indicare la comunione, ma è l’invito, a fare di Dio la nostra abitazione, o a lasciarci inabitare totalmente da Lui. L’abitazione vera del cristiano, non è dunque, un luogo nello spazio, ma l’amore stesso di Cristo;  è Lui, la dimensione nella quale vivere, crescere ed operare; solo qui, e non altrove, l’uomo conosce e vive la sua vera identità, che è l’amore di carità, che lo rende somigliante al suo creatore, quel Dio che è carità.

Certo è facile abusare di questi termini e banalizzarli; ma il discorso del Signore si fa concreto quando dice: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come lo vi ho amati“, e quale sia la misura e il modo dell’amore di Cristo: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i suoi amici...”

2. Un dono… esigente

È un’amore esigente, che non si ferma alla sola benevolenza, o all’affetto legato solo all’emozione; l’amore, di carità, è un lungo cammino da compiere, e il suo percorso non sempre è agevole; come scriveva Quoist: “…dopo Gesù Cristo, amare, significa essere crocifissi per un altro… “

Amare è anche questo; perché amare, come Cristo ama, significa donarsi, senza misura e senza aspettare niente in cambio, e perdonare, sempre, come ha perdonato Lui. “Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri”; e su questo comandamento l’uomo si costruisce cristiano, in ogni circostanza della vita.

Può sembrar strano, riguardo all’amore, e, all’amore più alto, che esso sia un comando, una legge, ma la forza, con la quale il Signore vi insiste, indica che è una scelta che non ammette alternative, amare è l’impegno fondamentale della vita, l’unica risposta alla scelta che Dio, in Cristo, ci ha amati per primo!

Questa forza d’amare, questa virtù – perché di virtù si tratta – non è qualcosa che nasce da noi, ma sorge dall’Alto, nell’eternità di Dio, e, a questo dono, noi ci apriamo, nel nome di Cristo Gesù. “Abbiamo conosciuto e creduto all’amore di Dio per noi” scrive San Giovanni (1 Giov 4,16).

3. Un dono… rigenerante

Papa Benedetto XVI commentava:”… soltanto così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All’inizio dell’essere cristiano, non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte, e, con ciò, una direzione decisiva…” (Deus caritas est.)

È la nostra Pasqua, già ora nel tempo, un evento, che ci fa creature nuove, perché l’amore di Dio, per opera di Cristo, ci trasforma da servi, in figli e amici: “...vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ ho fatto conoscere, a voi…“.

È questa la realtà profonda, del nostro essere cristiani, quel dimorare nell’ amore del Signore Gesù, che ci svela il Padre, la sua vita, il suo progetto, per la salvezza di tutti gli uomini. A questo progetto del Padre, anche noi collaboriamo, non per nostra iniziativa, ma perché scelti e costituiti dallo stesso Maestro e Redentore: “io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga“.

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don Erminio