C’è un grande mandato che Gesù ha affidato alla sua Chiesa:
“Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.” (Mt 28,19-20)
“Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.” (Mc 16,15).

E la Chiesa, che siamo noi, ha il dovere di rispondere con entusiasmo.
Papa Francesco non perde occasione per ricordare quanto sia indispensabile una chiesa in uscita, magari ferita ma mai ferma. Tutta l’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” spinge su questa linea missionaria che non è un compito riservato a pochi, quasi fossero degli eletti speciali, ma è di tutti i battezzati che, in quanto tali, si misurano sul messaggio di Gesù è quindi devono annunciare.
Ci si può giustamente porre la domanda: la nostra società, anche la nostra comunità che si dice cristiana, ha davvero bisogno di un Nuovo Annuncio del Vangelo?
Scrive A. J. Ortiz: “[…] La nostalgia del Mistero, come realtà sacra, viene ostacolata dalla società consumista e dal narcisimo autoreferenziale. Gli altri, di solito, sono benvenuti a patto però che non portino problemi: non vi è nessuna voglia di affacciarsi sul mistero personale dell’altro, né diapprofondire il proprio mistero. È meglio vivere alla giornata, intrattenendo relazioni gratificanti e superficiali. Si fugge il dolore e si emargina socialmente la realtà della morte, esperienze queste che per secoli hanno aperto agli uomini e alle donne l’interrogativo sull’al di là e sul Mistero trascendente.
(Senso del limite ed esperienza di Dio in una società dominata da Narciso, Note di Pastorale Giovanile 2003-07-34)
In un recente studio sugli aspetti della religiosità e della fede tra i giovani dai 18 ai 29 anni, è emerso che “il fenomeno dell’ateismo, dell’agnosticismo e dell’indifferenza religiosa dei giovani sembra più allargato di quanti negano in modo esplicito l’esistenza di Dio. Perché oltre a essi, oltre al 28% dei giovani che risultano sufficientemente consapevoli di vivere senza Dio, vi sono altre quote di giovani che pur dichiarandosi in qualche modo credenti, pur affermando una qualche appartenenza religiosa, vivono di fatto come se Dio non ci fosse; manifestando quindi quell’ateismo pratico che è uno dei fenomeni più interessanti dell’epoca attuale.”(F. Garelli, Piccoli atei crescono, ed. Il Mulino)
Quando un cristiano si trova di fronte a questa situazione, che può apparire buia, deve sentirsi invaso dal desiderio di essere strumento per la conversione del mondo. Mai un fedele che vive il Vangelo in modo autentico può scoraggiarsi!
“La comunità evangelizzatrice è sempre attenta ai frutti, perché il Signore la vuole feconda. Si prende cura del grano e non perde la pace a causa della zizzania. Il seminatore, quando vede spuntare la zizzania in mezzo al grano, non ha reazioni lamentose né allarmiste. Trova il modo per far sì che la Parola si incarni in una situazione concreta e dia frutti di vita nuova, benché apparentemente siano imperfetti o incompiuti.” (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n^24)
Da cristiani dobbiamo vedere questo come tempo opportuno, kairos, perché il seme venga gettato a piene mani. Si può ben dire che viviamo in un tempo storico che è grazia perché ci obbliga a ritornare all’origine della nostra fede.

L’anno scorso nella nostra comunità pastorale abbiamo vissuto la Missione Popolare, guidata e predicata dai padri di Rho, che ha stimolato a ripensarci come comunità in uscita, spinta all’evangelizzazione del nostro territorio.
Ciò che ci siamo “portati a casa” da quel periodo intenso è ciò che non deve restare a casa, che va portato a tutti e annunciato: la gioia del Vangelo!
Per agevolarci in questo compito, che non è propriamente facile, si stanno svolgendo nella nostra comunità pastorale degli incontri formativi tenuti da Padre Francesco Ghidini che riprendono l’esperienza della missione e danno stimoli e mezzi per poter mettere in moto processi nella realtà che quotidianamente viviamo.
Tutti i battezzati sono invitati! Tutti coloro che sentono nel cuore di essere toccati dalla grazia di amare Dio e di volere che anche altri ne facciano esperienza. Pur nelle nostre fragilità e piccolezze c’è sempre un momento e un luogo in cui potersi aprire alla speranza.

Federica

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