La Resurrezione di Cristo

Gesù è resurrezione e vita

21 marzo 2021
V DOMENICA DI QUARESIMA (B)
Giovanni 11,1-53

Riflessione a cura di don Erminio Villa.

1. Gesù è risurrezione e vita

La risurrezione di Lazzaro è il culmine dei “segni” prodigiosi compiuti da Gesù: un gesto chiaramente divino, troppo grande per essere tollerato dai sommi sacerdoti, che decidono di ucciderlo (v.53). Di Lazzaro sappiamo poche cose, ma sono quelle che contano: la sua casa è ospitale, è fratello amato di Marta e Maria, amico speciale di Gesù. Il suo nome è: ospite, amico e fratello.

Lazzaro era morto già da tre giorni, quando giunse Gesù; e alle sorelle Marta e Maria Egli disse parole che si sono impresse per sempre nella memoria della comunità cristiana: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (v.25). 

Non già: io sarò, in un lontano ultimo giorno, in un’altra vita, ma qui, adesso, io sono. Notiamo la disposizione delle parole: prima viene la risurrezione e poi la vita. Secondo logica dovrebbe essere il contrario. Invece no: io sono risurrezione delle vite spente, sono il risvegliarsi dell’umano, il rialzarsi della vita che si è arresa. Su questa Parola del Signore noi crediamo che la vita di chi crede in Gesù e segue il suo comandamento, dopo la morte sarà trasformata in una vita nuova, piena e immortale. 

2. La vera libertà

Gesù ci chiama insistentemente ad uscire dal buio della prigione in cui ci siamo rinchiusi, accontentandoci di una vita falsa, egoistica, mediocre: «Vieni fuori!». E Lazzaro esce, avvolto in bende come un neonato, come chi viene di nuovo alla luce. Morirà una seconda volta, è vero, ma ormai gli si apre davanti un’altissima speranza… È un bell’invito alla vera libertà, a lasciarci afferrare da queste parole di Gesù dette oggi a noi, a lasciarci liberare dalle ‘bende’ dell’orgoglio, che ci fa schiavi di noi stessi e di tanti idoli. 

La nostra risurrezione incomincia da qui: quando decidiamo di obbedire a questo comando di Gesù uscendo alla luce, alla vita; quando dalla nostra faccia cadono le maschere del peccato e noi ritroviamo il coraggio del nostro volto originale, creato a immagine e somiglianza di Dio. Il gesto di Gesù che risuscita Lazzaro mostra fin dove può arrivare la forza della Grazia di Dio, e dunque fin dove può arrivare la nostra conversione, il nostro cambiamento. 

3. La vittoria dell’amore

Vivere è l’infinita pazienza di risorgere, di uscire fuori dalle nostre grotte buie, lasciare che siano tolte le bende dagli occhi e da vecchie ferite, e partire di nuovo: scioglietelo e lasciatelo andare... verso cose che meritano di non morire, verso la Galilea del primo incontro. Io invidio Lazzaro, e non perché ritorna in vita, ma perché è circondato da gente che gli vuol bene fino alle lacrime. 

Perché la sua risurrezione? Per le lacrime di Gesù, per il suo amore fino al pianto. Anch’io risorgerò perché il mio nome è lo stesso: amato per sempreperché il Signore non accetta di essere derubato dei suoi amati. Non la vita vince la morte, ma l’amore. Se Dio è amore, dire Dio e dire risurrezione è la stessa cosa.

«Liberatelo e lasciatelo andare!» Sciogliete i morti dalla loro morte. E liberatevi dall’idea della morte come fine di una persona. Liberatelo, come si liberano le vele, si sciolgono i nodi di chi è ripiegato su se stesso. E poi: lasciatelo andare, dategli una strada…

Tre imperativi raccontano la risurrezione: esci, liberati e vai! Quante volte sono morto, mi ero arreso, era finito l’olio nella lampada, finita la voglia di amare e di vivere. In qualche grotta dell’anima una voce diceva: non mi interessa più niente, né Dio, né amori, né vita. E poi un seme ha cominciato a germogliare, non so perché; una pietra si è smossa, è entrato un raggio di sole, un amico ha spezzato il silenzio, lacrime hanno bagnato le mie bende, e ciò è accaduto per segrete, misteriose, sconvolgenti ragioni d’amore: un Dio innamorato dei suoi amici, che non lascerà in mano alla morte.

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don Erminio