La porta stretta

Il Regno è per tutti

10 luglio 2022
V DOPO PENTECOSTE (C)
Luca 13,23-29

Riflessione a cura di don Erminio Villa

1. Il Regno è per tutti

Due immagini potenti: una porta stretta e davanti ad essa una folla che si accalca e preme per entrare. Poi, con un cambio improvviso di prospettiva, la seconda immagine ci porta oltre quella soglia stretta, immersi in un’atmosfera di festa, in una calca multicolore e multietnica: verranno da oriente e da occidente, da nord e da sud e siederanno a mensa…

La porta è stretta, ma si apre su di una festa. Eppure quell’aggettivo ci inquieta. Noi pensiamo subito che “stretto” significhi sacrifici e fatiche. Ma il Vangelo non dice questo. La porta è stretta, vale a dire a misura di bambino e di poverose non sarete come bambini non entrerete…

La porta è piccola, come i piccoli che sono casa di Dio: tutto ciò che avete fatto a uno di questi piccoli l’avete fatto a me… E se anche fosse minuscola come la cruna di un ago (com’è difficile per quanti possiedono ricchezze entrare nel Regno di Dio, è più facile che un cammello passi per la cruna dell’ago) e se anche fossimo tutti come cammelli che tentano di passare goffamente, inutilmente, per quella cruna dell’ago, ecco la soluzione, racchiusa in una della parole più belle di Gesù, vera lieta notizia: tutto è possibile a Dio (Mc 10,27). 

Lui è capace di far passare un cammello per la cruna di un ago, Dio ha la passione dell’impossibile, dieci cammelli passeranno per quel minuscolo foro. 

2. La porta santa della misericordia 

Perché nessuno si salva da sé, ma tutti possiamo essere salvati da Dio. Non per i nostri meriti ma per la sua bontà, per la porta santa che è la sua misericordia. Lo dice il verbo “salvarsi” che nel vangelo è al passivo, un passivo divino, dove il soggetto è sempre Dio. 

Quando la porta da aperta si fa chiusa, inizia la crisi dei “buoni”.

Abbiamo mangiato alla tua presenza (allusione all’Eucaristia), hai insegnato nelle nostre piazze (conosciamo il Vangelo e il catechismo), perché non apri? 
Non so di dove siete, voi venite da un mondo che non è il mio. 

3. L’Eucaristia ci fa ‘pane’ per gli altri 

Non basta essere credenti, dobbiamo essere credibili. E la misura è nella vita. Non basta mangiare Gesù, che è pane, occorre farsi pane per gli altri.

La conclusione della piccola parabola è piena di sorprese: viene sfatata l’idea della porta stretta come porta per pochi, per i più bravi. Tutti possono passare per le porte sante di Dio. Il sogno di Dio è far sorgere figli da ogni dove, per una offerta di felicità, per una vita in pienezza. 

È possibile per tutti vivere meglio, e Gesù ne possiede la chiave. 

Lui li raccoglie da tutti gli angoli del mondo, variopinti clandestini del regno, arrivati ultimi e per lui considerati primi. Il Regno è per tutti, senza privilegi o favoritismi, senza discriminazioni o esclusioni. 

Ciò che qualifica il cristiano è la consapevolezza di non essere mai arrivato, di avere costantemente bisogno di un Dio che lo perdona, lo corregge, lo incita e sollecita al bene. 

Un cristiano è libero dall’orgoglio e dalla superbia, pieno di solidarietà e amore per gli altri, zeppo di condivisione e fraternità, consapevole che l’essere battezzato non è uno strumento magico di salvezza se non si accetta il dono di Dio e lo si fa crescere sempre con l’impegno e la rinuncia al peccato.
Con le nostre scelte di vita, facciamo in modo che quando busseremo alla porta del Regno, ci sentiamo dire dal Signore: Non c’è bisogno di bussare, la mia porta è già aperta!

-- 
don Erminio