Murillo | Sacra Famiglia

La famiglia nel progetto di Dio

30 gennaio 2022
S. FAMIGLIA DI GESÚ, MARIA E GIUSEPPE (C)
Matteo 2,19-23

Riflessione a cura di don Erminio Villa.

1. Famiglie con Dio

Siamo passati da una visione della famiglia idilliaca, patriarcale, che ruota intorno al focolare domestico alla negazione stessa della famiglia che viene proposta come un fenomeno culturale e, perciò, ampiamente superata da altre forme. Siamo al paradosso dei paradossi: chi ha una famiglia non la vuole, chi non può averla la pretende. 

Troppo spesso si banalizza e si presenta la famiglia secondo il modello legato ad un periodo storico inevitabilmente superato dai molti cambiamenti sociali, dal ruolo della donna alle pari responsabilità educative. Ma non è questa la proposta cristiana sull’amore di coppia!

Eppure, nel bene e nel male, la famiglia da cui proveniamo, la famiglia che vorremmo formare, la famiglia che avremmo voluto avere e che non siamo riusciti a realizzare influenzano enormemente la nostra cultura, le nostre aspirazioni, i nostri desideri. La riflessione che esce dalla Parola di oggi ci indica un percorso nuovo per considerare la famiglia.

2. La famiglia nel progetto di Dio

Fa sorridere che Dio abbia voluto sperimentare l’esperienza famigliare. Fa riflettere che, per farlo, abbia scelto una famiglia così anomala e complicata. Stupisce che la Chiesa si ostini a proporre questa famiglia come modello, dove la coppia vive nell’astinenza, il figlio è la presenza del Verbo di Dio, e i coniugi si ritrovano a scappare per l’improvvida notorietà del neonato…

Ma non è nella diversità che vogliamo seguire Maria e Giuseppe, ma nella loro concretezza di coppia che vede la propria vita ribaltata dall’azione di Dio e dal delirio degli uomini, nella loro capacità di mettersi da parte, sul serio, senza ricatti, senza patemi, per inserirsi in un progetto più grande, quello che Dio ha sul mondo di oggi. 

3. La famiglia nelle dinamiche del mondo

Matteo, con un racconto dai forti tratti teologici in cui Gesù viene equiparato a Mosè, ci racconta dei primi anni di vita di Gesù costretto a scappare in Egitto, il territorio nemico, per un ebreo. Possiamo solo immaginare la durezza di una vita condotta da clandestini, in un paese straniero: la fatica a farsi accettare, di trovare un qualche lavoro in mezzo a gente dalla cultura diversa. 

Così come vediamo fare dai tanti, sempre troppi, fratelli…: quante famiglie sono in difficoltà economiche, organizzative, motivazionali. La prima vittima della crisi è la speranza. Anche la S.Famiglia è alle prese con le nostre stesse dinamiche, con le nostre stesse difficoltà. Ma con Dio in mezzo. E così sarà per trent’anni.

Nazareth ci insegna che Dio viene ad abitare in casa, che nella quotidianità e nella ripetitività dei gesti possiamo realizzare il Regno, fare un’esperienza mistica, crescere nella conoscenza di Dio. Possiamo (sul serio!) elaborare una teologia del pannolino, un trattato mistico dei compiti dei figli, una spiritualità del mutuo da pagare.

La straordinaria novità del cristianesimo è la sua assoluta ordinarietà. Dio ha deciso di abitare la banalità, di colmare lo scorrere dei giorni.

La S.Famiglia ci invita a guardare gli altri membri della famiglia. con uno sguardo di fede e di luce, scovando il Mistero nascosto nelle persone che pensiamo statiche e immutabili. Affidiamo a Dio le nostre famiglie concrete, quelle che abbiamo o che avremmo voluto avere, con tutta la fatica e la gioia, le contraddizioni e le povertà, le emozioni e il bene che ci sappiamo dare. Dio ci abita.

-- 
don Erminio