Tu sei il Cristo

Cosa pensate del Cristo?

7 agosto 2022
IX DOPO PENTECOSTE (C)
Matteo 22,41-46

Riflessione a cura di don Erminio Villa.

1. Dio ha bisogno degli uomini

Potremmo pensare alle domande di Gesù come ad una mano che fuoriesce dal testo evangelico, nel tentativo di afferrarci, come obbligandoci ad entrare più profondamente nel testo. La capacità di Gesù di fare delle domande giuste al momento giusto è un tratto qualificante della Sua identità di Figlio di Dio.

Tutto questo vale anche per un buon educatore, chiamato costantemente a capire il momento più adatto per provocare in un ragazzo la domanda giusta. Perché una domanda ben posta manifesta una disponibilità e una predisposizione sincera verso l’altro

Gesù, quando domanda, ci fa capire che Dio non si serve degli uomini, ma ha bisogno di loro. Per chi vuol vedere, il fatto che Gesù fa delle domande è un segno evidente che Dio che pure ci ha creato senza di noi, non vuole salvarci senza di noi.

Così il suo domandare interpella la nostra libertà, dimostrandoci anche quanto ci ama. Dobbiamo imparare a sostare davanti alle sue domande, lasciandoci coinvolgere dal suo amore…

2. Domanda da spiegare

Gesù fa una domanda ai farisei, replicando alla loro risposta con un breve ragionamento. 

La domanda è questa: «che cosa pensate del Cristo? Di chi è Figlio?». Gesù non incentra subito su di sé la domanda, dicendo: cosa pensate di me? Introduce invece i suoi interlocutori nel grande orizzonte della fede del popolo ebraico, al quale sia Gesù che anche quei farisei appartengono. 

Una fede, quella ebraica, che trova il suo centro dinamico proprio nell’attesa del Cristo/Messia.

Alla sua domanda quei i farisei rispondono attenendosi a quello che dice la Scrittura: il Cristo, il Messia, non può che essere figlio “di Davide”. 

In questo modo Gesù ha lo spunto per continuare, motivando il senso della sua domanda. Come dicesse: «perché allora Davide chiama Signore (“disse il Signore al mio Signore”) quello stesso Messia che voi giustamente avete riconosciuto come suo figlio? »

Insomma: se Davide chiama Signore suo figlio, è perché gli sta riconoscendo una paternità più grande della sua, la paternità stessa di Dio”. Cioè, il Cristo/Messia è figlio dell’uomo e Figlio di Dio.

Così a questo punto Gesù può ricentrare l’attenzione su di sé, svelando l’intenzione più profonda del suo domandare: “quel Cristo/Messia che è Signore, ora sta semplicemente davanti a voi: sono proprio Io quel figlio di Davide, figlio dell’uomo che è pure Figlio di Dio!.

Siamo cioè davanti ad una vera e propria rivelazione, manifestazione di Gesù come Dio.

3. Le nostre domande nella sua

A questo punto il Vangelo registra il fatto che “nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo”. Come s’avviasse nel silenzio il dono della grazia e della fede. 

Un momento nel quale potresti semplicemente inginocchiarti riconoscendo la sua divinità oppure trattenerti ancora, come perplesso e pensoso. Perché la domanda che Gesù aveva posto è la domanda di ogni domanda, che fa sintesi anche di tutte le nostre domande

Domanda che non accetta più come risposta un generico assenso, qualche parola di stupore. Chiede piuttosto una risposta che ti prende tutta la vita, che ti compromette tutto. Sei obbligato ad entrare in una continua memoria di Lui. 

Come Paolo, che ripete a Timoteo: “Ricordati di Gesù Cristo…”. Cioè: “non dimenticarti di Lui”:
La nostra fede in Gesù non sarà mai il risultato di qualche aggiornata interpretazione esegetica o di qualche libro che ci ha parlato di Lui in modo accattivante. 

Ogni credente cristiano sarà sempre portato a inscrivere pazientemente nella sua domanda tutte le proprie domande, attenendosi a quel suo modo di domandare e a quel suo stile inconfondibile di rispondere… fino al dono estremo di sé. «Avendo amato i Suoi li amò sino alla fine» (Gv 13,1).

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don Erminio