Gesù insegna nella sinagoga

Il Vangelo: un messaggio di libertà

4 gennaio 2026
DOPO L’OTTAVA DI NATALE (A)
Luca 4,14-22

Riflessione a cura di don Erminio Villa

1. Il Vangelo: un messaggio di libertà

Gesù si presenta ufficialmente  davanti ai suoi concittadini come il profeta inviato da Dio, applicando a sé le parole di Isaia 61,1-2. Egli sarà il liberatore del suo popolo e di quanti soffrono ingiustizie. A Nazaret la sua manifestazione è ostacolata dalla diffidenza e dalla ostilità degli ascoltatori. Gli abitanti di Nazaret non lo riconoscono come l’Inviato di Dio, mentre a Cafarnao anche i demoni lo proclamano “il Santo di Dio” (Lc 4,34). Il vangelo è destinato ai giudei, ma trova accoglienza, già fin dall’inizio, solo tra i pagani.

La liberazione degli oppressi  (v.18) è il vangelo per eccellenza. Per Isaia 56,8 il vero digiuno è dedicarsi al servizio del prossimo mediante opere di misericordia. I “poveri” ai quali è destinato il messaggio del vangelo sono coloro che mancano dei beni necessari, ma prima di tutto della libertà. È questa mancanza di libertà che li rende afflitti. Ma non basta consolarli; bisogna tirarli fuori dalla loro condizione. 

Il vangelo annuncia la liberazione da ogni forma di schiavitù, fisica e morale, già in questa vita, prima ancora che nella vita eterna.

2. L’«oggi» della salvezza

Tra la predicazione di Isaia e quella di Gesù  c’è uno stacco netto: l’«oggi». Ciò che in Isaia era un annuncio, in Gesù diventa realtà, diventa il presente, il lieto annuncio che Gesù propone ai suoi uditori non è una dottrina, ma è lui stesso. Egli è la salvezza e la via per conseguirla. La “grazia” (v.19) accordata da Dio agli uomini passa attraverso la sua persona, anzi, è lui stesso. Questa grazia e questa salvezza è destinata ad ogni uomo, a prescindere dalla terra d’origine, dalle condizioni sociali, dalla stessa fede religiosa. 

Gesù annuncia al mondo un lieto messaggio di guarigione e di liberazione, di libertà e di grazia. Destinatari sono i poveri, i peccatori pentiti, gli oppressi. L’anno di grazia del Signore (v.19) è il tempo del perdono che Dio accorda a quanti si accostano a lui con sentimenti di umiltà e di povertà.

3. La tentazione di chi si scandalizza

Il modo in cui Gesù ha scandalizzato i suoi concittadini di allora è identico a quello con cui scandalizza noi oggi. La tentazione di addomesticare Cristo  è di tutti e di sempre, ma Gesù non si lascia intrappolare: o lo si accoglie nel modo giusto o se ne va. Ora è finito il tempo dell’attesa: la proposta cristiana interpella tutti; qui adesso ci è rivolta la parola di Dio, che da ciascuno attende una risposta. È possibile accogliere e vivere questo annuncio, ad una condizione: 

accettare di mettere in discussione un’idea di Dio (il Dio per noi)
per aprirsi al volto di Dio testimoniato da Gesù (il Dio per tutti).

Noi possiamo rispondere riconoscendo, in modo fattivo, che in Gesù si rivela l’amore misericordioso di Dio verso la comunità cristiana e verso il mondo. 

Verso la comunità cristiana: noi annunciamo il regno di Dio testimoniando l’amore misericordioso di Dio che Cristo ci ha comunicato. Tocca a noi porre segni che attestino che anche questo è “un anno di grazia del Signore”. 

Verso il mondo: se poniamo al centro della comunità cristiana i poveri, gli ultimi, quanti non hanno alcun diritto… si attesta la gratuità dell’amore di Dio: si lascia l’ottica del possesso per entrare da credenti in quella del dono! Come interpellare il mondo se, come Chiesa, ci muoviamo nella stessa logica mondana?

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don Erminio