6 settembre 2026
II DOMENICA DOPO IL MARTIRIO (A)
Giovanni 5,19-24
Riflessione a cura di don Erminio Villa
1. La nostra accorata preghiera
Nella prima lettura il profeta Isaia, dopo aver ricordato i benefici che Dio aveva compiuto per Israele con Mosè, deve amaramente constatare il silenzio di Dio. Da qui l’accorata preghiera che invoca la misericordia delle viscere divine, di Dio come padre e redentore del suo popolo.
Dove sei Signore? Mostraci la tua presenza, la tua benevolenza. Da tanto tempo non sentiamo la tua voce.
Sono suppliche che ben si adattano al nostro oggi, così pieno di incertezza, dove individualismo, nazionalismi esasperati, nuove forme dittatoriali sembrano prendere piede nel mondo, generando soprusi, instabilità e guerre.
A tutto questo va aggiunta la situazione della Chiesa in Europa e nel Nord America alle prese con un cambiamento epocale, con le nuove sfide tecnologiche, dove c’è in gioco l’umano che abita l’uomo.
Dove sei Signore? È la domanda che emerge dalla bocca degli sfruttati del mondo, dei senza volto, senza nome, senza voce.
Ma più vicino a noi questo grido sale muto dalla bocca di tante persone colpite dalla malattia e dalla sofferenza.
Per questo la domanda sul fine vita si fa sempre più urgente. Anche gli interventi della Santa Sede, mostrano da una parte la necessità di equilibrare la tutela della vita e l’accompagnamento ad una morte dignitosa e indolore, dall’altra l’importanza di riproporre con forza i temi dell’escatologia cristiana, della speranza nel mondo che verrà.
2. In attesa del ritorno promesso
Che fare di fronte a tutto questo? Forse occorre mutare la domanda: Signore, quando torni? Ci hai imposto una lunga attesa, fondata sulla fiducia nella tua parola. Chi la mette in pratica ne sperimenta la bontà, vede fiorire la sua umanità, e anche quando la fede si fa incerta, non demorde nella speranza.
Tutto questo è importante, ma noi abbiamo bisogno che tu ritorni come hai promesso, aprendo le porte del Regno di giustizia e pace, amore e benevolenza, autentica fraternità nell’unico Dio e Padre di tutti, finalmente fratelli e sorelle tutti.
L’uomo post-moderno si sta troppo lasciando affascinare da antichi miti di superpotenza, riproposti secondo i canoni del pensiero post-umano, sotteso a molte forme di moderna tecnologica. In questo tempo di attesa, in questo lungo avvento, in questa manciata di fuggevoli istanti che è la nostra vita terrena, noi vogliamo riconfermare la fede in te, noi continueremo caparbiamente a sperare in te, solo tu non lasciarci troppo soli, donaci senza misura il tuo Spirito, Spirito di fortezza, per resistere agli assalti del maligno, del dubbio, dello scoramento.
C’è ancora molto di bello, di buono, di vero nel mondo: è lì che vogliamo puntare il nostro sguardo.
Noi ci impegniamo, Signore, in questa lunga attesa, a custodire i nostri fratelli e sorelle, e a parlare loro di te, poiché tu solo hai parole di vita eterna, che danno senso ultimo e non precario al nostro esistere.
-- don Erminio

