Spirito Paraclito

L’annuncio della salvezza

10 maggio 2026
VI PASQUA DI PASQUA (A)
Giovanni 14,25-29

Riflessione a cura di don Erminio Villa.

1. L’annuncio della salvezza

Risorto il Signore Gesù, si apre il tempo della Chiesa.
Essa è un grande mistero: animata dallo Spirito e resa precaria dalla libertà umana. Buon grano e zizzania crescono contemporaneamente in lei e anche se più facilmente si nota la presenza dell’arbusto malefico, grazie a Dio il buon grano non manca. Fuor di metafora, la prima lettura (Atti degli Apostoli 4,8-14) ci ricorda che compito primario della comunità cristiana è rinviare a Gesù e non a se stessa, alle sue opere di animazione, di coinvolgimento, financo di carità. 

La Chiesa esiste unicamente per dire agli uomini che solo in Gesù c’è salvezza. Tutto quanto fa e opera è finalizzato a questo annuncio. Dunque è bene verificare se le nostre parrocchie, se il nostro praticare e impegnarci in esse, raggiungono questo scopo. 

2. Il compito del Paraclito

Il vangelo (Gv 14,15-21) riprende un discorso di Gesù nella Cena pasquale: il Maestro chiede la fedeltà ai comandamenti come segno di amore, e promette lo Spirito. Compito del Paraclito (termine greco equivalente del nostro Avvocato=chiamato presso è tenere viva la memoria di Gesù in noi e in tutta la Chiesa

Egli viene a noi per ‘insegnare’ e ‘ricordare’ ‘ogni cosa’. Non si tratta di cose nuove, ma dello stesso insegnamento di Gesù colto come ragionevole (insegnare) e capace di rasserenare i nostri affetti, le nostre paure (ricordare=riportare al cuore)

Questo dono grande di Dio opera già accanto ad ogni uomo, perché è l’amore di Dio che si prende cura di tutti. Chi lo riconosce e accoglie scopre il grande tesoro di essere amato non solo da Gesù, ma anche e soprattutto dal Padre.Se non è l’incontro reale con il Signore a muoverci, la manifesta e impietosa realtà dei dati sulla frequenza religiosa, sul calo delle vocazioni, dei matrimoni e dei battesimi, sicuramente indurrà a considerazioni pessimistiche e deprimenti e porterà ad ulteriori abbandoni. È la sindrome dei discepoli di Emmaus, che desolati per la morte del Signore, lasciano Gerusalemme, delusi e scorati. Essi non hanno memoria di quanto il Signore aveva detto. La loro conoscenza di lui è superficiale. 

3. Il dono della pace

Insieme allo Spirito, su noi scende il dono della pace di Gesù, cioè la consapevolezza che nessuna devastazione umana potrà vincere la speranza accesa in noi dal Signore. 

La pace di Gesù non consiste nell’assenza della Croce (diamo ad essa i sinistri nomi di guerra, violenza, carestia, corruzione, violazione dei diritti umani, persecuzione e assenza di libertà religiosa…), ma nella certezza della sua vittoria. 

Impariamo allora a chiedere questi due doni al Signore: lo Spirito Santo e la Sua Pace così diversa de quella che il mondo fatica a trovare.

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don Erminio