16 agosto 2026
XII DOMENICA DOPO PENTECOSTE (A)
Matteo 11,16-24
Riflessione a cura di don Erminio Villa.
1. Il male dell’indifferenza
“Ma a chi paragonerò questa generazione? È simile ai bambini seduti nelle piazze che gridano ai loro compagni”.
Il paragone con cui si apre il vangelo è immensamente suggestivo. Gesù usa l’immagine dei bambini che vincendo ogni ritrosia non sanno più che inventarsi per far alzare i loro amici a fare qualcosa insieme. Infatti tutti sappiamo quanto sia incontenibile la voglia dei bambini di giocare, e pur di farlo sono disposti anche a rinunciare ai giochi preferiti. Ma delle volte sperimentano la grande frustrazione di trovarsi vicino ad amici che non si riescono a coinvolgere in nulla, né con la gioia, né con il dolore.
Gesù dice che potenzialmente siamo noi questi compagni che non si lasciano agganciare in nulla: né nelle cose belle, né in quelle brutte. E in questa apatia e indifferenza è difficile far nascere l’attesa di qualcosa di grande.
2. Il Messia è l’Atteso delle genti
Ma che senso può avere un Atteso se non è atteso da nessuno? E come è possibile vivere senza attese?
È possibile quando siamo completamente ripiegati su noi stessi, e pur di non cambiare questa posizione di ripiego, parliamo male di tutto e del contrario di tutto:
“Difatti è venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “Ha un demonio!”
È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco un mangione e un beone…!””.
Sarebbe interessante avere il coraggio di analizzare le nostre lamentele e il nostro parlar male. E se esso non fosse nient’altro che la testimonianza che, pur di non metterci in gioco, noi ci diciamo che non va bene tutto quello che abbiamo davanti? Non è forse vero che chi si lamenta sempre o chi giudica sempre ha innanzitutto un problema irrisolto dentro di sé che lo spinge a dire e fare cosi?
Prepararsi alla venuta di Cristo significa lasciare le lamentele e riscoprire le nostre attese. È smettere di parlare male e mettersi a cercare un Bene nonostante tutto.
3. Le ‘novità’ di Gesù
La generazione rimproverata da Gesù non è costituita dalla folla che lo segue, che in precedenza aveva accettato Giovanni Battista, e ora accetta Gesù, ricambiata da questi con una profonda pietà. Il rimprovero di Gesù è indirizzato a coloro, capi dei giudei, farisei e scribi che non hanno creduto a Giovanni e ora tramano contro di Gesù stesso.
Questi tali non hanno accettato l’austerità di Giovanni né accettano ora la vita di Gesù, che non pratica l’ascesi.
Per loro, tutto è motivo di critica. Hanno chiamato pazzo Giovanni per svilirne l’invito alla conversione, e ora vogliono screditare Gesù perché ama il popolo, sta in mezzo alla gente mangiando con loro, soprattutto sono infastiditi dalla misericordia e amicizia che Gesù ha verso coloro che essi ritengono peccatori.
Al contrario Gesù, essendo la più perfetta realizzazione dell’umano, non si vergogna di essere uomo e di assumere ciò che è comune a ogni uomo.
Gesù nega che l’ascesi faccia crescere nella perfezione e la povertà che propone non è privazione del necessario, ma condivisione fraterna.
Ai suoi avversari Gesù oppone le opere della sapienza di Dio: la guarigione del popolo con il perdono di Dio, l’apertura alla fraternità universale, la liberazione dal legalismo a favore di una religione del cuore.
-- don Erminio

