12 ottobre 2025
VII DOMENICA DOPO IL MARTIRIO (C)
Matteo 13,3b-25
Riflessione a cura di don Erminio Villa.
1. Regno di Dio è il suo agire per noi
Tre piccole parabole per farci intuire la bellezza del Regno di Dio, del suo agire per noi. Regno di Dio (o dei cieli) non designa tanto una istituzione, ma piuttosto l’agire di Dio per noi. Ma come è questo agire? Ecco tre immagini che variamente lo illustrano.
Dio è per noi perla di inestimabile valore, Dio è per noi tesoro nascosto in un campo, Dio è per noi rete gettata nelle acque del mare e che raccoglie gran numero di pesci. Che cosa dicono di Dio queste tre immagini? Dicono che è realtà preziosa, la più preziosa.
Per un mercante di oggetti preziosi non c’è nulla di più importante che trovare tra le tante pietre preziose la perla di inestimabile valore.
Ancor più straordinario per un contadino che si spacca la schiena per ricavare dalla terra il pane quotidiano, è trovare nel campo una cassa con un tesoro. Dio è la perla preziosa, è il tesoro.
Infine Dio è una rete gettata nel mare che si riempie di pesci. Dio è come un abbraccio che raccoglie tutti, ma proprio tutti.
2. Le tre parabole
Le tre parabole ci invitano ad uno sguardo assolutamente positivo, oserei dire entusiasta, su Dio. La certezza che Dio è perla preziosa, è tesoro, è rete che tutti raccoglie, può sostenere la fatica del vivere soprattutto le ore buie in cui rischia di venir meno la nostra fede in Lui.
Quante volte, presi nella morsa della sofferenza, addossiamo a Dio le nostre fatiche, le nostre disperazioni. Quante volte pensiamo Dio come ostile alla nostra libertà, alla voglia di vivere, e volte lo immaginiamo arcigno o comunque distante, lontano, indifferente.
Il Vangelo di oggi identifica Dio con quanto di più prezioso esista: è quindi il bene più grande. E’ triste che per molti, Dio sia una parola vuota se non addirittura una parola ingombrante e ostile. Per molti non è né perla, né tesoro, né rete che tutti raccoglie.
È compito delle Chiese e di tutti i credenti restituire questo volto di Dio, volto prezioso, che è tesoro per tutti, proprio per tutti. Questo è il messaggio delle parabole ed è così stupenda questa scoperta che bisogna esser pronti a lasciare tutto il resto per assicurarsi la perla, il tesoro.
La terza parabola: con l’immagine della rete gettata nelle onde del mare, sottolinea l’ampiezza, l’universalità della chiamata al Regno. Come dire: Dio, il suo agire misericordioso è per tutti, senza discriminazioni.
E la rete raccoglie ogni genere di pesci buoni o scadenti. Il popolo di Dio, la chiesa non è un ghetto per pochi, un club esclusivo per i puri e i duri. Tutti sono chiamati alla salvezza e il vangelo è buona notizia per tutti, nessuno escluso.
Infatti Gesù si rivolse a tutti e, con una predilezione che provocò scandalo, si unì ai peccatori, ai meno stimati, a coloro che per ragioni diverse erano tenuti ai margini della società del tempo.
Contro tutte le tendenze fanatiche che vorrebbero estromettere dal grembo della Chiesa coloro che hanno sbagliato, o si sono sbandati e smarriti, l’immagine della rete che raccoglie “ogni genere di pesci” è per noi un invito ad aprire le braccia e abbattere le esclusioni.
La parabola ha una conclusione che potrebbe risultare sgradevole: dopo la pesca che ha riempito la rete i pescatori fanno una cernita ”raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi”.
Sappiamo che al termine dei nostri giorni la nostra esistenza sarà pesata, valutata. E sappiamo il metro di valutazione, di giudizio: sarà l’esercizio concreto dell’amore fraterno:
se avremo condiviso il pane, placata la sete, protetto dal freddo, donato compagnia nelle ore della malattia e prossimità anche a chi sconta in carcere una pena. Inutile è solo quella vita vissuta egoisticamente, che non ha occhi per l’altro, il bisogno, la sofferenza. La sera della nostra vita saremo giudicati sull’amore. Questa la perla, questo il tesoro, questa la rete che come abbraccio tutti raccoglie.
-- don Erminio

