Parabola del ricco e di Lazzaro

Ricchezza e Misericordia

21 agosto 2022
XI DOPO PENTECOSTE (C)
Luca 16,19-31

Riflessione a cura di don Erminio Villa.

1. L’indifferenza del ricco

La parabola non ha lo scopo di dare al povero un annunzio alienante e di consolarlo con la speranza della beatitudine eterna, ma di far capire quanto sia grave e carica di conseguenze l’indifferenza del ricco che non si accorge del povero.

Gesù mette davanti agli occhi dei suoi contemporanei e anche davanti ai nostri occhi oggi, il rischio di adagiarsi, della comodità, della mondanità nella vita e nel cuore, di avere come centro il nostro benessere. 

È la stessa esperienza del ricco del Vangelo, che indossava vestiti di lusso e banchettava lautamente; a lui interessava questo, non il povero che, alla sua porta, non aveva da sfamarsi. 

Se le cose, il denaro, la mondanità diventano centro della vita ci afferrano, ci possiedono e noi perdiamo la nostra stessa identità di uomini: il ricco del Vangelo non ha nome, è semplicemente “un ricco”. Le cose, ciò che possiede, sono il suo volto, non ne ha altri.

2. Il ribaltamento della condizione

L’uomo ricco e il povero Lazzaro: la vita di queste due persone sembra scorrere su binari paralleli: le loro condizioni di vita sono opposte e del tutto non comunicanti. 

Il portone di casa del ricco è sempre chiuso al povero, che giace lì fuori, cercando di mangiare qualche avanzo della mensa del ricco. 

Questi indossa vesti di lusso, mentre Lazzaro è coperto di piaghe; il ricco ogni giorno banchetta lautamente, mentre Lazzaro muore di fame. 

Solo i cani si prendono cura di lui, e vengono a leccare le sue piaghe. Questa scena ricorda il duro rimprovero del Figlio dell’uomo nel giudizio finale: 

«Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero […] nudo e non mi avete vestito». 

Lazzaro rappresenta bene il grido silenzioso dei poveri di tutti i tempi e la contraddizione di un mondo in cui immense ricchezze e risorse sono nelle mani di pochi.

Il ricco sarà condannato pertanto non per le sue ricchezze, ma per essere stato incapace di sentire compassione per Lazzaro e di soccorrerlo

3. La misericordia di Dio e la nostra

Nella seconda parte, troviamo Lazzaro e il ricco dopo la morte. Nell’al di là la situazione s’è rovesciata. Adesso il ricco riconosce Lazzaro e gli chiede aiuto, mentre in vita faceva finta di non vederlo.

Prima gli negava pure gli avanzi della sua tavola, e ora vorrebbe che gli portasse da bere! Crede ancora di poter accampare diritti per la sua precedente condizione sociale. 

La porta che separava in vita il ricco dal povero, si è trasformata in «un grande abisso». 

Finché Lazzaro stava sotto casa sua, per il ricco c’era la possibilità di salvezza, spalancare la porta, aiutare Lazzaro, ma ora che entrambi sono morti, la situazione è diventata irreparabile. 

La parabola mette chiaramente in guardia: la misericordia di Dio verso di noi è legata alla nostra misericordia verso il prossimo. Se io non spalanco la porta del mio cuore al povero, quella porta rimane chiusa. Anche per Dio. E questo è terribile.

E quando chiede di avvisare i suoi fratelli, la risposta è chiara «Hanno Mosè e i profeti, ascoltino loro».
Per convertirci, non dobbiamo aspettare eventi prodigiosi, ma aprire il cuore alla Parola di Dio, che ci chiama ad amare Dio e il prossimo. Nessun messaggero e nessun messaggio potranno sostituire i poveri che incontriamo nel cammino, perché in essi ci viene incontro Gesù «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me».

La parabola ci aiuta a fare un sincero esame di coscienza, nella nostra vita personale e sociale. 

Anche se poco, tutti possiamo fare qualcosa per i poveri: la compassione, la misericordia, la carità, la condivisione, la sensibilità e la conoscenza dei problemi, la preghiera, la conversione del cuore…

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don Erminio