Le nozze di Cana

Un’altra ‘epifania’

18 gennaio 2026
II DOPO L’EPIFANIA (A)
Giovanni 2,1-11

Riflessione a cura di don Erminio Villa.

1. Un’altra ‘epifania’

L’onda lunga dell’Epifania ci lambisce anche oggi, con il terzo racconto, questa volta di Giovanni, che narra della manifestazione di Gesù quale Figlio di Dio, irradiazione della sua gloria, alle nozze di Cana di Galilea (Giovanni 2,1-11). 

Il brano, sotto un’apparente facilità, nasconde un significato ricco e profondo. Per comprenderlo occorre partire dall’annotazione di Giovanni, circa il segno posto da Gesù: “Egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui”. Giovanni non parla di miracolo, bensì di segno. Gesù, infatti, decentra l’attenzione dal fatto in sé e la ricentra su di sé. 

2. Il ‘segno’ del vino abbondante

Il primo dei sette segni che Gesù compie nel Vangelo secondo Giovanni (Giovanni, 1-12) non serve ad evitare il fiasco inevitabile della festa nuziale, sarebbe davvero banale, quasi favolistico, quanto a far comprendere che in lui agisce la potenza di Dio.

Comprendiamo allora come l’abbondanza di vino, e la sua superiorità rispetto ad altre tipologie della stessa bevanda, siano qui poste ad indicare come la Nuova Alleanza che Cristo inaugurerà con il suo sangue (la sua ora) sarà ben superiore di quella Antica (i dieci comandamenti). 

Abbiamo così compreso che Giovanni non vuole parlarci di un banchetto di nozze, quanto indicarci che la gioia della vita la può dare solo Gesù. 

3. La ‘trasformazione’ dell’acqua

L’enorme quantità di acqua contenuta nelle giare, pur preziosa, non rallegra l’esistenza. Senza una speranza credibile e affidabile, la nostra vita si annacqua, perde significato e cede il passo alla malinconia, al vuoto. 

L’acqua serviva per le abluzioni rituali prima dei pasti. La sua abbondanza indica una religiosità piatta, fatta di gesti ripetuti senza passione, solo per vuota tradizione. 

Come dunque tramutare la nostra esistenza, così articolata e talvolta complessa, in un vivere pacificato? 

Come rinnovare la nostra fede e ritrovare l’amore di un tempo per il Signore e i fratelli? 

Ci soccorre Maria, citata ben quattro volte nel brano: “fate quello che vi dirà”. 

Lei non interviene per risolvere il disagio di quegli sposi: il suo compito è quello di indicare nel suo Figlio l’unico Signore al quale dobbiamo volgerci. Ci invita a metterci sotto l’azione potente e misericordiosa del Figlio. In questo è la grande educatrice della nostra fede: ci indica la strada, ci invita ad ascoltare le parole di suo Figlio per realizzarle. 

Dopo questa parola non abbiamo più nel Vangelo altre parole di Maria. Questa, allora, è come una consegna, un testamento. Altro Maria non dice perché in questo invito ad ascoltare e realizzare la parola di Gesù è detto tutto e di null’altro abbiamo bisogno.

Tradotto, significa: fidatevi di Gesù, non affogate in una vita routinaria, trascinata. Non scoraggiatevi quando l’esistere si fa greve. Fidatevi di Gesù, seguite la sua Parola!

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don Erminio