Lucas Cranach il Vecchio | Cristo e la donna adultera

La Misericordia, sempre

8 febbraio 2026
PENULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA (A)
Giovanni 8,1-11

Riflessione a cura di don Erminio Villa

1. L’intervento educativo e salvifico

In vista della Quaresima la liturgia ambrosiana ci introduce a questo ‘cammino di conversione’ con due domeniche specifiche chiamate l’una “della divina clemenza” e l’altra “del perdono”, nelle quali Gesù vuole manifestare come Dio non è un giustiziere, ma di fronte al peccato chiede la conversione del cuore e il ravvedimento. 

Gesù davanti a scribi e farisei, che gli conducono una donna peccatrice, sta in silenzio: scrive per terra con un dito. Non li ascolta. Li ignora. La loro richiesta non è sincera, è puramente provocatoria. 

Poi risponde alle insistenze: anche qui, a modo suo. 
Coinvolge direttamente e responsabilmente gli accusatori. Gesù in ogni caso non elude la richiesta. 

Li lascia riflettere a lungo, per dare a ciascuno tempo di scendere nella profondità della coscienza. 
Lui non giudica come noi, ma secondo una prospettiva che viene dal cuore di Dio

2. L’occasione della redenzione

Al tempo stesso Gesù, di fronte a coloro che lo volevano cogliere in fallo, non nega la legge di Mosè, ma sposta l’attenzione verso chi si prestava ad eseguire materialmente la lapidazione, chiedendo che questa fosse effettuata da chi non aveva mai peccato:

Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”

Se ne andarono uno per uno”. 
E alla fine restano due soli personaggi: la misera e la misericordia, secondo le parole di S. Agostino.

Vangelo scandaloso per ogni mentalità legalistica, non per gli umili di cuore. 

Gesù non fa nessuna confusione e non abolisce la legge. Infatti dice alla donna di non peccare più, perché il male fa male a chi lo compie e ricade sugli altri, ferendo tutta la società. Quindi non c’è nessuna confusione tra bene e male. 

L’adulterio della donna (e dell’uomo) è male e resta male, anche al presente, dove sembra così sdoganato. D’altra parte, Gesù ha a cuore il destino di ogni persona. Il suo desiderio è che ogni creatura ritorni ad essere immagine del Creatore, e ognuno di noi realizzi la grande vocazione all’amore che, sola, fa vivere. Per questa ragione perdona la donna e la libera dalla condanna. 

Potrà tornare a casa avendo un’altra chance. Quella chance che gli ipocriti non vogliono concedere, ma che Dio offre generosamente. 

Chi di noi, guardando in profondità a se stesso e riconoscendosi peccatore, oltre a lasciar cadere la pietra assassina, non vorrebbe essere al posto della misera perdonata? 

3. La misericordia, sempre e con tutti

La conclusione di questo celebre passo è che il comportamento di Gesù libera la donna che doveva essere lapidata dalla morte, ma anche dal male che uccide la vita. La donna torna viva due volte. Così è anche per noi davanti allo sguardo misericordioso di Gesù.

La grandezza di Gesù sta nella capacità di entrare nel cuore degli uomini, senza giudicarli, bensì facendoli pensare muovendo dentro di loro le coscienze, spesso annebbiate dal perbenismo e dal giustizialismo ideologico, che arriva persino a invocare la pena di morte, senza considerare la possibilità della conversione e della redenzione, di cui ognuno di noi, invece, ha bisogno di ricercare. 

Gesù non vuole la lapidazione della donna, secondo la legge, né prende sottogamba il suo peccato, ma la rende cosciente del male che ha fatto e le dà modo di riprendere una vita di affetti equilibrata.

Il Vangelo ci chiede di fare crescere dentro di noi la misericordia nei confronti di tutti, non rinunciando mai ad offrire possibilità di ravvedimento, tanto auspicata da Gesù e prima ancora nell’Antico Testamento, da Dio verso il suo popolo. 

Mentre si avvicina la Quaresima, è importante preparare il nostro cuore ad accogliere gli inviti che ci vengono dalla Parola di Dio alla conversione e a pregare, affinché in noi e attraverso di noi, emerga maggiore benevolenza e comprensione verso tutti. 

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don Erminio