26 luglio 2026
IX DOMENICA DOPO PENTECOSTE (A)
Marco 2,1-12
Riflessione a cura di don Erminio Villa.
1. La remissione dei peccati
“Chi può perdonare i peccati?” (Marco 2, 1-12), è la domanda al cuore della liturgia della Parola.
La risposta è semplice: solo Dio.
La controprova sta nella fatica che tutti noi facciamo a perdonare, anche perché è impossibile dimenticare torti, offese e quant’altro di negativo abbiamo subito, oppure inflitto. Perdonare sé stessi è ancor più difficile.
Ringraziamo Dio per la forza sanante della remissione dei peccati, che forse non toglie il peso di quanto avvenuto, poiché la nostra memoria è spesso impietosa, ma la parola pacificante del sacerdote e soprattutto la grazia di Dio sono un vero balsamo per le ferite.
Nel Vangelo di Marco è soprattutto Satana a rivelare la vera identità di Gesù, lo fa perché vuole che si insuperbisca, arrivando a rifiutare la croce per una gloria terrena.
Rivelativi sono invece alcuni atteggiamenti del Signore:
rimette i peccati a nome proprio, solo Dio può farlo;
interpreta in profondità la Legge di Mosè portandola a compimento, solo Dio può farlo;
guarisce di sabato, solo Dio può ‘violarne’ la sacralità dichiarando il primato dell’uomo.
2. La partecipazione della comunità
Ammirevole è lo stile ecclesiale che emerge dai quattro impavidi barellieri.
Anzitutto una fede incrollabile in Gesù come colui che sana ogni forma di male.
In secondo luogo, la comune decisione di arrivare a Gesù per aiutare l’amico malato.
Terzo, la sincronia dei passi e dei movimenti.
Quarto, la noncuranza di quello che la gente potrebbe dire, poiché l’essenziale è l’incontro con Cristo Signore.
“Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico…”.
Quando Dio interviene elimina il male fino alle sotterranee radici del peccato, fino nelle sue estreme ramificazioni che sono la malattia e la morte.
Anche noi, nelle nostre Parrocchie, siamo invitati a muoverci in modo sincrono, con decisione, alla luce del comune obiettivo: incontrare e far incontrare Gesù.
Questo è ciò che abbiamo imparato da Papa Francesco: la sinodalità è “muovere i passi insieme”.
Gesù vede e ammira una fede che si fa carico, con intelligenza operosa, del dolore e della speranza di un altro.
I quattro barellieri ci insegnano a essere come loro, con questo peso di umanità sul cuore e sulle mani.
Una fede che non prende su di sé i problemi d’altri non è vera fede.
Non si è cristiani solo per se stessi; siamo chiamati a portare uomini e speranze:
a credere anche se altri non credono;
a essere leali anche se altri non lo sono,
a sognare anche per chi non sa più farlo.
-- don Erminio

